
Imi Lichtenfeld
Storia del Ju Jitsu israeliano
Le radici del Ju Jitsu Israeliano affondano tra gli anni ’30 e ’40, quando la comunità ebraica in Palestina si trovava a dover difendere i villaggi e le infrastrutture da continui attacchi. In quel contesto nacquero le prime organizzazioni paramilitari, come Haganah e Palmach, che cercavano metodi di combattimento corpo a corpo semplici, rapidi da insegnare ed efficaci per volontari spesso senza esperienza militare.
Il Ju Jitsu giapponese, già diffuso in Europa a partire dagli anni ’20, fu uno dei primi sistemi importati e adattati. Praticanti europei come Moshe Feldenkrais e Yehuda Markus portarono in Palestina tecniche di leve, proiezioni e immobilizzazioni. L’incontro tra il Ju Jitsu e le esigenze operative delle organizzazioni paramilitari generò la prima bozza del Ju Jitsu Israeliano: un metodo pragmatico, essenziale e orientato al combattimento reale, lontano dai rituali delle arti tradizionali.
Una svolta importante si ebbe dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando alcuni ex incursori italiani dei reparti d’assalto della Regia Marina misero la loro esperienza al servizio dei futuri corpi speciali israeliani. Tra loro ricordiamo Agostino Calosi, Geo Calderoni e Nicola Conte

È fondamentale ricordare che, già dai primi del ’900, la Marina Militare Italiana utilizzava tecniche derivate dal Ju Jitsu: la cosiddetta “lotta giapponese”, con prese articolari, strangolamenti, immobilizzazioni e neutralizzazioni ravvicinate, introdotta grazie ai contatti con la Marina imperiale giapponese. Questi incursori italiani, provenendo proprio dalla Marina, avevano appreso questo bagaglio tecnico e lo avevano applicato in operazioni clandestine, combattimenti silenziosi e assalti navali.
Con la loro esperienza contribuirono alla formazione della prima unità speciale della Marina Militare Israeliana, gli incursori di marina della Shayetet 13 (S13). Nella preparazione di questi incursori, gli italiani trasmisero, oltre ad addestrare all’utilizzo di mezzi navali da combattimento, tecniche di lotta ravvicinata tipiche dei reparti d’assalto europei: neutralizzazioni silenziose, controllo articolare, leve rapide, combattimento in spazi ristretti e in ambiente marittimo.
Pur non essendo Ju Jitsu tradizionale, queste tecniche erano perfettamente affini al Ju Jitsu pratico già insegnato negli stessi anni dagli istruttori dell’Haganah e del Palmach. L’incontro tra le componenti israeliane (Kapap, jujutsu europeo, difesa partigiana) e l’esperienza italiana contribuì a definire la prima versione operativa del Ju Jitsu Israeliano.
Non si trattava più di un’arte rituale legata alla tradizione orientale, ma di un sistema militare di sopravvivenza creato per soldati e combattenti che dovevano affrontare situazioni reali sul campo: proiezioni essenziali, leve articolari efficaci, colpi mirati e neutralizzazioni immediate.
Nascita del Krav Maga
Con la nascita dello Stato di Israele nel 1948, le tecniche di Ju jitsu israeliano vennero integrate nell’addestramento del neonato Esercito di Israele (IDF). Proprio in quegli anni Imi Lichtenfeld venne nominato istruttore capo per l’addestramento fisico dell’IDF. Lichtenfeld era un militare slovacco di origine ebraica che si era distinto in precedenza nella resistenza all’occupazione nazista della città di Bratislava. Basandosi sulla sua esperienza partigiana e marziale (il padre Samuel era istruttore di Ju Jitsu ) codificò un metodo ancora più semplice e diretto, che mantenne però il cuore tecnico del Ju Jitsu: leve, proiezioni, controlli e colpi rapidi . Questo metodo prese il nome di Krav maga.


Il Krav Maga non è quindi una disciplina estranea o separata: è una moderna espressione del ju jitsu, adattata alle esigenze di difesa personale, polizia e militari. Si colloca a pieno titolo nella stessa famiglia, condividendone principi e struttura, pur con una didattica resa più immediata e pratica.
Senza il contributo infatti di questi istruttori europei e italiani, e senza l’esperienza dei primi corpi speciali, non si sarebbe sviluppata quella “scuola israeliana” di combattimento che ancora oggi influenza la difesa personale moderna.
Bibliografia storica
- Feldenkrais, Moshe. Jiu-Jitsu and Self Defense. Genesis II Publishing, 2021. Ripubblicazione del manuale storico di autodifesa basato su jujutsu pratico, utilizzato negli anni ’30–’40 anche in contesti di autodifesa ebraica in Palestina.
https://books.google.co.uk/books?id=sf53zgEACAAJ - Gross, Noah. “Israeli Martial Arts – A Look Into History.” FIMA, 2020. Analisi storica sull’evoluzione delle arti marziali israeliane, con focus su Haganah, Palmach, Kapap e primi istruttori di jujutsu. https://thefima.com/history/israeli-martial-arts-a-look-into-history-by-noah-gross/
- “Krav Maga History Interview – Early Instructors.” Your-Krav-Maga-Expert.com.
Intervista con approfondimenti sull’influenza dei primi istruttori di jujutsu nell’Haganah e sul ruolo di Kopler, Markus e Lichtenfeld nello sviluppo del combattimento israeliano.
https://www.your-krav-maga-expert.com/Krav-Maga-History-Interview.html - Cavanna A., Vitale A., Soccol A. “Il contributo italiano nella nascita della Marina Israeliana.” AltoMareBlu, 2019.
Ricostruzione storica del ruolo degli incursori italiani (ex Xª MAS / Mariassalto) nella formazione dei primi reparti speciali israeliani e nella nascita della Shayetet 13. https://www.altomareblu.com/contributo-italiano-nascita-marina-israeliana/ - Ducci, Paola & Ficano, Gianluca. Le Arti Marziali nel Mondo Militare. Stato Maggiore della Difesa – Ufficio Storico, 2020.
Studio ufficiale del Ministero della Difesa che documenta la presenza del jujitsu nella Marina Militare Italiana già dai primi decenni del ’900, grazie ai contatti con la Marina giapponese e ai corsi di “lotta giapponese” introdotti nei reparti navali. https://www.difesa.it/Area_Storica/Documenti/Le_arti_marziali_nel_mondo_militare.pdf - Peluso, Antonio. Arti Marziali e Forze Armate in Italia (1900–1945), 2001.
Ricerca storica sul ruolo delle arti marziali nelle forze armate italiane. Descrive i corsi di jujutsu nella Regia Marina, inclusi gli addestramenti sulla nave R.N. Marco Polo e il ruolo dei marinai “esperti nel jujutsu” nei reparti speciali.
